Il clima cambierà

13 novembre 2016
È domenica, ed è il compleanno di mio papà.
Io mi trovo a 1500km di distanza da casa.
Nella mia famiglia abbiamo sempre festeggiato tutti i compleanni insieme, e mi fa strano trovarmi così distante.
Con alcuni amici decidiamo di fare una gita fuori porta, e dalla capitale spagnola ci spostiamo ad Aranjuez, una sorta di residenza di caccia in stile Stupinigi o Venaria, per intenderci tra torinesi, però trasposta in terra e dinastia spagnole e decisamente più grande.

Lì, ci dicono, è custodito il “Platano Abuelo”*, cioè il platano più antico d’Europa.
Dopo un’oretta di passeggiata nel parco lo raggiungiamo, e veniamo colpiti dalla sua maestosità: ci vogliono cinque-sette persone per circondarlo.

*In realtà, ora che cerco su google riferimenti, scopro che viene chiamato “Platano Padre”.

Purtroppo nel parco non ci si può sedere o accomodare sul prato, e siamo costretti a ritirarci per fare un pic-nic in un giardino pubblico. Alla fine Aranjuez è periferia, e tolto l’immenso parco non c’è molto.

Nel mio gruppo siamo in otto. Solo io ed un altro ragazzo, i più grandi, abbiamo un abbonamento ai mezzi pubblici che non copre una tratta in treno così lunga. Immancabilmente passano i controllori, ma fanno la multa solo a me e non a lui.
Mentre la pago senza battere ciglio penso a questo: la sera prima, nel ristorante in cui prestavo gratuitamente le mie ore, all’ennesima mancia ricevuta, che solitamente lasciavo in un contenitore dedicato, mi ero trattenuto di nascosto due-tre euro*.

*Le mance venivano  ridistribuite tra i dipendenti la domenica, e io, che tecnicamente non ero un dipendente e che non lavoravo di domenica, non ne ricevevo mai. Dato che all’estero le mance non sono bazzeccole e che, per giunta, io mi occupavo di assistere la clientela che non parlava spagnolo ma solo inglese (notoriamente generosa in mance), mi ero un po’ risentito della cosa. Ma il fattaccio avvenuto in treno mi ripulì totalmente del risentimento,e da quella sera in avanti ripresi ad inserire le mance nell’apposito contenitore con soddisfazione.

Arrivati in centro a Madrid mi allontano dal gruppo insieme ad un’amica. La informo che io sarei andato a messa nella imponente basilica di San Miguel, e accenno un invito. Lei mi dice che è da anni che non le capita di andare a messa, e accetta volentieri. Al termine della funzione facciamo un salto in un negozio di caramelle, e poi ci separiamo.

Torno a casa da solo, con un forte senso di malinconia.
Mi sento straniero in terra straniera: una sensazione molto nota, ma che fino a quel giorno il fatto di essere effettivamente all’estero aveva sempre attenuato.
Entrato in casa apro la dispensa, una dispensa che – da accordi – non toccava a me riempire. Faccio quello che credo mi venga meglio: una specie di risotto con quello che c’è nel frigo.

La casa enorme in cui vengo ospitato è sempre vuota. Mentre cucino accendo il portatile da cui sto scrivendo. Voglio ascoltare un po’ di musica, però prima apro facebook.
Un amico con cui raramente ho interazioni dà l’annuncio, con parole ben calibrate e penetranti, della morte di un certo Vittorio, più conosciuto – non da me – come Cranio Randagio, avvenuta il giorno prima.

Ascolto “Petrolio”, la canzone postata dall’amico. Poi un’altra, un’altra e un’altra ancora.
Per almeno una settimana nelle mie orecchie non entra altro. Solo il disagio e l’urgenza di comunicare di un ragazzo che ben si sintonizzano con la mia malinconia.
Vittorio doveva ancora compiere 22 anni, si definiva uno “pseudo rapper paranoico”. Mi impressionano la sua capacità espressiva e l’abilità di scrittura, specialmente se penso alla sua età.
Dopo due anni lo riascolto, è ancora forte.

Riposa in pace Randagio.
Ora vado a dormire, tra non molte ore ho un pranzo di famiglia, poi riandrò a vedere Madrid.

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S.O.S.

Le idee che abbiamo ci sembrano delle cristallizzazioni oggettive della nostra neutra e distaccata osservazione…

Realtà esteriore —> osservazione —> idee (conseguenze dell’esperienza)

Invece è sufficiente cambiare idee sulla vita perché cambi modo di vivere e osservare, e quindi la realtà stessa che ci circonda.
Qui cavalcano l’onda i furbacchioni a buon mercato dicendo che la realtà è una proiezione della nostra immaginazione.
Non mi sento di dare torto al 100% all’IDEA in sé, ma sostengo che porti alla perdizione.
La realtà non è esteriore, le idee che ne abbiamo non siamo noi.
Tutto si svolge all’interno, ma sono ben più illusorie le idee della realtà. Eppure, senza idee non si può vivere.

L’uomo, in questo circolo, non potrà mai e poi mai “salvarsi” da solo, ma dovrà rinunciare a TUTTO.
In primis alle idee.
In ultima istanza alla vita. E invocare aiuto.

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2017

“Gli uomini sono dei folli che vivono nell’illusione di essere normali, mentre i Giusti sono i folli consci della propria pazzia” 

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La mia interpretazione della serie The Leftovers

Questo è un mio commento a caldo sulla serie che ho pensato di pubblicare anche qui oltre che su un noto forum.

Il season finale di Leftovers mi ha lasciato con grossi interrogativi e uno sguardo al passato, quando dopo le puntate di Lost ne andavo a leggere le interpretazioni su internet. Qualche ora dopo la visione dell’ultima puntata ho scritto questo commento con l’intenzione di distillare l’esperienza televisiva più matura e bella degli ultimi anni.

SPOILER ALERT

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Rispetto alle stagioni passate, la terza stagione ha AGGIUNTO poche cose, sviluppandole:
– la disperazione dei personaggi vicino a questo fatidico anniversario, da far impallidire la disperazione vista nelle stagioni precedenti (e qui ci metto: il suicidio di Laurie, la ricerca di Nora, la follia di Matt e di tutti i millenaristi e via dicendo…)
– la relazione tra il settimo anniversario della dipartita, Kevin, e l’oltremondo (da rendere le storie di Kevin Senior, del messianismo, del Matt delle prime puntate, subordinate e strumentali a questo filone).

Altri elementi mi sembrano accidentali.

Se come alcune cose ci danno da intendere il secondo aspetto è subordinato al primo, e cioè tutta la fanfrina sull’oltremondo è metafora di un viaggio immaginario interiore, e l’unica cosa importante è la psicologia dei personaggi, allora la sola spiegazione che rimane di tutta la serie è UMANA TROPPO UMANA:
Stagione 1: persone devastate da un evento incredibile e shockante fanno i conti con la propria disperazione.
Stagione 2: persone ulteriormente devastate e disperate sono pronte a credere a qualsiasi cosa pur di non perdere la speranza di stare meglio un domani immaginario quando le cose si spera che cambieranno. Ma alla fine l’amore trionfa.
Stagione 3: persone ancora più devastate e disperate fanno i conti col fatto che certi eventi della vita spesso non hanno significato ma semplicemente accadono, e bisogna trovare la forza per ricominciare veramente da capo. E alla fine l’amore trionfa.
Tutto questo condito comunque da eventi inspiegabili o sovrannaturali (non solo la dipartita ma anche il fatto che Kevin muoia e ritorni a piacimento, tra le varie cose)

Per mia personale opinione però, il solo primo aspetto non è sufficiente a spiegarmi l’esistenza di questa terza stagione. E mi viene difficile accettare che lo scopo del viaggio nell’oltremondo di Kevin sia solo psicologico. Se lo scopo della stagione è che Kevin uccida la sua parte che rifiuta la vita, allora per me la stagione è un po’ troppo carente e ridondante (l’aveva già fatto nella stagione precedente tutto sommato).
E stiamo parlando di una serie in cui nessun elemento è stato messo a caso, in cui Kevin Senior a detta di Lindelof era un “profeta vero” e non farlocco.
Tutto nella serie ha cospirato a questo fatidico viaggio finale di Kevin. Ogni elemento, a partire dalle voci di Kevin Senior che l’hanno fatto impazzire ancor prima che la prima stagione iniziasse e che poi l’hanno portato in Australia. E mi viene spontaneo cercarci un significato più grande. (parentesi, una concatenazione micidiale: Kevin sr segue le voci e va in Australia, lì prova una droga che permetterebbe di farlo parlare con Dio, mentre è in trip comunica con suo figlio (!) che si trova guardacaso nell’oltremondo e gli dà fondamentali istruzioni per liberarsi di Patti, senza le quali Kevin si sarebbe smarrito in quella realtà, non sapendo di dover cercare il pozzo.  E tutto questo è un trip solo psicologico?)

“L’oltremondo” di Kevin secondo me non è un luogo immaginario: lo capiamo dalla presenza dell’australiano già dalla seconda stagione, dall’uccellino dell’hotel, da Mary che è stata in coma. E anche dal fatto che ci sia lo sciamano che non aveva mai visto. Questi e altri sono dettagli che Kevin non conosceva. L’oltremondo è “reale”.
Kevin aveva un ruolo particolare in quel mondo all’ingiù, probabilmente è lui che “crea” le circostanze vivendole. Forse ad esempio il fatto di aver nominato Patti Levin l’ha fatta comparire da chissà quale altro piano (lei parla di “pensionamento” e si ricorda gli eventi accaduti, ha una consapevolezza diversa e l’idea di far saltare tutto in aria guardacaso è sua).
L’oltremondo è un universo al contrario dove NON C’È TRACCIA dei dipartiti e tutti gli altri vivono un’esistenza inversa: Virgil da autoesiliato dalla società è concierge al centro di tutti i movimenti, Eve Murphy indossa la maglia “I remember” e la sua famiglia è stata uccisa da un drone, Mary non è in coma, i figli di Grace (che è famiglia unita in stile mulino bianco) non credono nella famiglia, i GS non sono una setta ma un partito a capo degli USA. Meg nella realtà tradisce i GS per fare qualcosa di ancora più disumano, nell’oltremondo tradisce il partito per qualcosa di più in linea con la vita. Gli esempi sono innumerevoli.
Più che un aldilà sembra un mondo rovesciato, qualcosa di ancora temporaneo. oscuro. Una sorta di limbo dove le persone che ne fanno parte si dimenticano di avere avuto un’altra vita. Non è un bel luogo, a ben pensarci. E Kevin lì si sente vivo perché ha uno scopo, perché è padrone degli eventi, non perché sia bello stare in quella realtà senza bussola.

L’oltremondo per me è importante per capirne le relazioni con la realtà “normale”.
E per non considerarlo un sogno o un incidente di percorso, ed essendo una delle cose che mi ha più affascinato della serie, gli do un ruolo chiave.
Secondo me al settimo anniversario qualcosa sarebbe davvero successo. Un’alluvione forse. Tutti gli esseri umani che l’evento avrebbe ucciso si sarebbero trasferiti dal mondo normale (una valle di lacrime) all’oltremondo (un limbo) ad espiare ancora e ancora tutti gli sbagli e i peccati. Senza memoria della propria vita. Un quadro sconfortante, che fa dubitare della stessa importanza della realtà “primaria”.
Nell’oltremondo il 14 ottobre di 7 anni dopo non sarebbe successo nulla. È Patti che lo dice.
Invertendo i fattori, allora probabilmente nel mondo normale sarebbe successo qualcosa (l’alluvione in arrivo era comunque più forte del normale, stava già allagando tutto).
Kevin, the most powerful man in the world, “distrugge” quel mondo e dona un futuro all’umanità “normale”, liberandola dall’eventualità di risvegliarsi in quell’altra realtà. A questo punto è lui che ferma il diluvio o qualsiasi cosa sarebbe successa, non un canto sciamanico. Anche il modo in cui uccide le persone nell’oltremondo, senza alcun pathos, sembra un gesto freddo, quasi liberatorio. Libera Meg da quella che potrebbe essere una nuova mania, inversa a quella che aveva nella vita “precedente”. Probabilmente Kevin non ha nemmeno capito tutto questo, ma alla fine è pronto a vivere.

NOW WHAT? Ora sono cazzi. Il mondo non è finito. Bisogna vivere davvero, senza storie.
Kevin Sr non è pronto. Kevin jr sì (insieme a Laurie [che avrei preferito vedere morta  :interello:], ai loro figli, e persino a Matt). Nora questo non l’ha capito, non l’ha interiorizzato, non l’ha vissuto. E, qualsiasi siano le cose che abbia fatto in quei 10-15 anni, alla fine è pronta anche lei a ripartire, con Kevin che ha fatto di tutto per recuperarla.

Questa è la mia interpretazione a meno di 24h dalla visione.
Grazie Leftovers.

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Sete

A volte mi sembra di stare attraversando un continente a piedi per bere un bicchiere d’acqua.
Che già camminare per qualche ora mi parrebbe eccessivo.
E chissà se sarei partito lo stesso, se l’avessi saputo.
Del resto non può che essere così, mi dico, mentre procedo, stupito di quanto la cosa mi sembri se non ovvia, più che normale, ma al tempo stesso sproporzionata.
E allora ha senso, avrà senso anche essere caduti giù dallo scivolo sbattendo di mento, quella volta da bimbetto. Un senso immenso, se farò di questa attraversata la mia vita, e magari potrò dare anche ad altri un po’ da bere.
Sono esausto, ma manca poco.
Signore, tutto questo anche se brucia e fa male, è Amore. Lo so.
Manca poco, assistimi.

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15.1

eh si

Per scrivere tutto non basterebbero le pagine rimanenti. E questo, un po’ capitato qui per caso, si ritrova ad essere il primo tentativo di imprimere qualcosa di quest’anno.
La Vita mi mostra la strada un tassello dopo l’altro e non devo fare altro che seguirla senza farmi troppe domande, e pensando all’oggi. L’oggi è una piccola perla, il domani si manifesterà dal nulla, quasi per magia.
I problemi che potrei avere domani sono sicuramente quelli che non ho oggi. E l’oggi si chiude su se stesso con le sue richieste, i suoi misteri e le sue domande.
Anche questo mi sembra un piccolo segno dell’illusorietà della cosiddetta vita esteriore, espressione che già di per sé trovo curiosa.

…interno ed esterno rispetto a chi?
E prima o dopo rispetto a quando?
Sono sempre lì. Lì dove?
Sto ricapitolando.
Nulla è stato eliminato, ma lasciato in disparte per essere ripreso ed integrato.
La pietra che i costruttori hanno scartato…
La pietra che ho scartato sul mio percorso di crescita diventa testata d’angolo.
E la maturazione autentica si rivela essere un percorso a ritroso, verso l’Origine. Disperdere invecchiando e cristallizzandosi è caduta; crescere è rinascere, un centimetro alla volta, portando i segni di ciò che è trascorso.
E questa notte, sulla pietra scartata, ancora in disparte, poggerò il capo per dormire.

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Frammento #2

[…]
Queste sere hanno una loro tinta, una propria pasta.

Il drappo del tempo si attorciglia attorno ad un perno: ci sono altre giornate fuori dalla settimana.
Raccolgo elementi.

Non manco di mancanza, perché se mancasse la mancanza, ne avvertirei la mancanza,
tornando subito a sentirmi mancante.
E la mancanza mi spinge. Ne ho fatto una scorpacciata.
Troverò il modo di soddisfarla senza sostituirla.

E il resto?
Il resto attende, come me.

Domenica non so che numero di fine luglio
Questa sera è una specie di epilogo.
L’ho deciso, finalmente. Non può che essere così.
[…]

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