“C’è un glitch nella realtà”

Cammino mentre il Sole si fa spazio tra alcune nuvole, è basso all’orizzonte davanti a me.
Guardo alla mia destra, la fiancata della montagna brilla, dal Forte scendono strati di roccia.
Mi sembra più reale del reale.

Sono sdraiato su un prato, affianco a me due amici. Il Sole arde in alto e mi cuoce la pelle.
Guardo il versante della vallata opposto al Forte; esplode in moltissime sfumature di verde. Gli alberi sono fittissimi, e con una battuta esprimo il mio stupore. Mi sembra più reale del reale.

Ora cammino sulla stessa strada di ieri. Il Sole è tornato all’orizzonte davanti a me.
La stessa roccia che a quest’ora brillava è scura, e mette in ombra gran parte degli alberi che si trovano al suo fianco.
L’aria è spessa, il cielo leggermente velato.
Oltre il Forte, il fianco di una montagna ha tutta un’altra luce.
Sembra rarefatta, più reale del reale.

Così l’Altrove irrompe nelle mie sensazioni.
E il Mondo sembra un filtro.

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31/5/18

La vita esteriore è il riflesso di un’idea
che alberga in un territorio dove i confini del mio io
mi paiono molto labili.
Per questo non ne percepisco l’illusorietà.
Le idee, con quella parvenza di oggettività
con cui amano essere viste, mi sembrano altro da me.
E con esse la realtà.
Questa la prigione che verniciamo da dentro. Questo il primo conformismo.

Davanti a questo vicolo cieco,
voglio solo imparare a dire: io sono di Cristo.
E lasciare che tutto il resto a poco a poco muoia, riconsegnandomi nudo alla mia coscienza.

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Scopro che questo era in bozza dal 2016

Lui si chiama Leonard.  Trasferitosi dal Canada a Londra, dopo qualche tempo sente di non poter più sopportare il grigiore londinese e decide di andare in Grecia, ad Idra. Pare che l’abbia deciso in seguito ad un incontro con un uomo talmente sorridente da suscitare in lui la domanda “come mai è così allegro?”, la cui risposta fu “perché sono stato in Grecia”.

Lei si chiama Marianne, e si trova ad Idra col marito romanziere e il figlio, entrambi di nome fanno Alex. Alex senior ad un certo punto se ne va con un’altra e pianta moglie e figlio.

Leonard, che aveva già notato Marianne da qualche tempo, la vede in sofferenza e tenta un approccio da romanzo, dentro a un negozio, qualcosa che suonò come: “so cosa stai attraversando, ma ci sono io”.

I due vivono insieme sette anni, lui si prende cura di lei e del piccolo Alex. Raccontano che fu un amore grandioso. Il canto di addio tra i due renderà per sempre intramontabile la memoria del già famoso Leonard.

Dopo quei sette anni di convivenza si separano per non riavvicinarsi più. Trascorsi altri cinquant’anni lei si ammala gravemente. Lui, informato della cosa, da oltreoceano le fa pervenire una lettera. Lei ne ascolta la lettura, sorride “come solo lei sapeva fare”, e uno o due giorni dopo, il 31 luglio 2016, lascia questo mondo.

«Beh, Marianne, è venuto il giorno in cui siamo davvero vecchi e i nostri corpi sono a pezzi: penso che ti seguirò molto presto. Ecco, sono così vicino, dietro di te, che se stendi la mano, penso che tu riesca a toccare la mia.
Tu sai che io ho ti sempre amato per la tua bellezza e la tua saggezza, ma non c’è bisogno di aggiungere niente, perché lo sai già. Ma ora voglio solo augurarti di fare un ottimo viaggio. Addio vecchia amica. Amore infinito, ci vediamo lungo la strada».

 

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25-06-09

Di lui invece se c’è una cosa che non ammiro particolarmente è l’abilità metrica.
Tutto il resto però sì, molto. A livello artistico e non solo.
Difficile non volergli bene, specialmente oggi.

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Bright Eyes

Per molti Conor Oberst è un piccolo genio creativo musicale.
Quando aveva due anni fu sorpreso dai suoi genitori mentre giocherellava in modo sbalorditivo sul pianoforte. A dodici anni incise il suo primo album, e da allora non si è più fermato.

È nato nel 1980 e pare abbia pubblicato ufficialmente più di 20 album.
Io ho ascoltato solo una minima parte dei suoi lavori, e non tutto mi è piaciuto, però sono rimasto molto colpito.
Sembra che le canzoni gli escano in maniera molto spontanea, e dice che non ritiene mai un brano concluso. Sostiene di non avere una bella voce, ma comunque la apprezza, perché il fallimento sounds better.*

*Well I could have been a famous singer / If I had someone else’s voice / But failures always sounded better / Let’s fuck it up boys, make some noise! (Road to Joy)

Quando ascolto una canzone, anche se non capisco bene le parole del testo, dedico molta attenzione alla capacità metrica di chi canta/scrive, a come le parole si intrecciano tra di loro, e a come si incastrano con la musica.
Questa abilità in un cantante – sarà perché ho ascoltato tantissimo rap – è forse quella che valorizzo di più.
Conor Oberst per me è un maestro in questo, trovo abbia una capacità metrica invidiabile quasi da chiunque, pur mantenendosi apparentemente estremamente semplice.

Nella canzone che chiude il post c’è un verso che mi è rimasto impresso dal primo ascolto:
“Victory is sweet even deep in the cheap seats”
Non solo la trovo bellissima, ma il solo pronunciarla mi sembra estremamente musicale.
Cape Canaveral è una canzone quasi cantilenata, mi ha accompagnato in tanti momenti, spesso intensi. Come altre canzoni di Conor, anche questa sembra un po’ una filastrocca, ma è forse proprio questa ripetitività che mi trasmette profondità. È un gioco che scava e insiste, e con un pizzico di malinconia mi restituisce qualcosa di vero e pulito.
Grazie Conor.

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Segno

I due pesci vanno in direzioni contrarie.
Dentro di me albergano poli opposti,
e io sono capace di credere e dare credito a due teorie opposte e incompatibili tra loro, contemporaneamente. Su tutti i campi.
Solo le menti istruite e intelligenti possono essere programmate, perché sono strutturate.
Una mente “stupida” o semplice non corre simili rischi.
Io cerco di rimanere in mezzo non per essere tiepido – che è il più grande rischio – ma per essere libero.
Per essere freddo e caldo contemporaneamente.
Per essere sano e folle.
Disperato ma felice.
E un fallito di successo.
Forse è un modo per morire da vivi e poi vivere da morti.

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Non la conosco

Finora ho saputo
Solo
Ciò che casa
Non è.

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Il clima cambierà

13 novembre 2016
È domenica, ed è il compleanno di mio papà.
Io mi trovo a 1500km di distanza da casa.
Nella mia famiglia abbiamo sempre festeggiato tutti i compleanni insieme, e mi fa strano trovarmi così distante.
Con alcuni amici decidiamo di fare una gita fuori porta, e dalla capitale spagnola ci spostiamo ad Aranjuez, una sorta di residenza di caccia in stile Stupinigi o Venaria, per intenderci tra torinesi, però trasposta in terra e dinastia spagnole e decisamente più grande.

Lì, ci dicono, è custodito il “Platano Abuelo”*, cioè il platano più antico d’Europa.
Dopo un’oretta di passeggiata nel parco lo raggiungiamo, e veniamo colpiti dalla sua maestosità: ci vogliono cinque-sette persone per circondarlo.

*In realtà, ora che cerco su google riferimenti, scopro che viene chiamato “Platano Padre”.

Purtroppo nel parco non ci si può sedere o accomodare sul prato, e siamo costretti a ritirarci per fare un pic-nic in un giardino pubblico. Alla fine Aranjuez è periferia, e tolto l’immenso parco non c’è molto.

Nel mio gruppo siamo in otto. Solo io ed un altro ragazzo, i più grandi, abbiamo un abbonamento ai mezzi pubblici che non copre una tratta in treno così lunga. Immancabilmente passano i controllori, ma fanno la multa solo a me e non a lui.
Mentre la pago senza battere ciglio penso a questo: la sera prima, nel ristorante in cui prestavo gratuitamente le mie ore, all’ennesima mancia ricevuta, che solitamente lasciavo in un contenitore dedicato, mi ero trattenuto di nascosto due-tre euro*.

*Le mance venivano  ridistribuite tra i dipendenti la domenica, e io, che tecnicamente non ero un dipendente e che non lavoravo di domenica, non ne ricevevo mai. Dato che all’estero le mance non sono bazzeccole e che, per giunta, io mi occupavo di assistere la clientela che non parlava spagnolo ma solo inglese (notoriamente generosa in mance), mi ero un po’ risentito della cosa. Ma il fattaccio avvenuto in treno mi ripulì totalmente del risentimento,e da quella sera in avanti ripresi ad inserire le mance nell’apposito contenitore con soddisfazione.

Arrivati in centro a Madrid mi allontano dal gruppo insieme ad un’amica. La informo che io sarei andato a messa nella imponente basilica di San Miguel, e accenno un invito. Lei mi dice che è da anni che non le capita di andare a messa, e accetta volentieri. Al termine della funzione facciamo un salto in un negozio di caramelle, e poi ci separiamo.

Torno a casa da solo, con un forte senso di malinconia.
Mi sento straniero in terra straniera: una sensazione molto nota, ma che fino a quel giorno il fatto di essere effettivamente all’estero aveva sempre attenuato.
Entrato in casa apro la dispensa, una dispensa che – da accordi – non toccava a me riempire. Faccio quello che credo mi venga meglio: una specie di risotto con quello che c’è nel frigo.

La casa enorme in cui vengo ospitato è sempre vuota. Mentre cucino accendo il portatile da cui sto scrivendo. Voglio ascoltare un po’ di musica, però prima apro facebook.
Un amico con cui raramente ho interazioni dà l’annuncio, con parole ben calibrate e penetranti, della morte di un certo Vittorio, più conosciuto – non da me – come Cranio Randagio, avvenuta il giorno prima.

Ascolto “Petrolio“, la canzone postata dall’amico. Poi un’altra, un’altra e un’altra ancora.
Per almeno una settimana nelle mie orecchie non entra altro. Solo il disagio e l’urgenza di comunicare di un ragazzo che ben si sintonizzano con la mia malinconia.
Vittorio doveva ancora compiere 22 anni, si definiva uno “pseudo rapper paranoico”. Mi impressionano la sua capacità espressiva e l’abilità di scrittura, specialmente se penso alla sua età.
Dopo due anni lo riascolto, è ancora forte.

Riposa in pace Randagio.
Ora vado a dormire, tra non molte ore ho un pranzo di famiglia, poi riandrò a vedere Madrid.

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S.O.S.

Le idee che abbiamo ci sembrano delle cristallizzazioni oggettive della nostra neutra e distaccata osservazione…

Realtà esteriore —> osservazione —> idee (conseguenze dell’esperienza)

Invece è sufficiente cambiare idee sulla vita perché cambi modo di vivere e osservare, e quindi la realtà stessa che ci circonda.
Qui cavalcano l’onda i furbacchioni a buon mercato dicendo che la realtà è una proiezione della nostra immaginazione.
Non mi sento di dare torto al 100% all’IDEA in sé, ma sostengo che porti alla perdizione.
La realtà non è esteriore, le idee che ne abbiamo non siamo noi.
Tutto si svolge all’interno, ma sono ben più illusorie le idee della realtà. Eppure, senza idee non si può vivere.

L’uomo, in questo circolo, non potrà mai e poi mai “salvarsi” da solo, ma dovrà rinunciare a TUTTO.
In primis alle idee.
In ultima istanza alla vita. E invocare aiuto.

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2017

“Gli uomini sono dei folli che vivono nell’illusione di essere normali, mentre i Giusti sono i folli consci della propria pazzia” 

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