Cammina. Senza sosta cammina. Va qui e poi là. Trascorre la propria vita su circa sessanta chilometri di lunghezza e trenta di larghezza. E cammina. Senza sosta. Si direbbe che il riposo gli è vietato.
Quello che si sa di lui lo si deve a un libro. Se avessimo orecchio un po’ più fine, potremmo fare a meno di quel libro e ricevere notizie di lui ascoltando il canto dei granelli di sabbia, sollevati dai suoi piedi nudi. Nulla si riprende dal suo passaggio e il suo passaggio non conosce fine.
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Se ne va a capo scoperto. La morte, il vento, l’ingiuria: tutto riceve in faccia, senza mai rallentare il passo. Si direbbe che ciò che lo tormenta è nulla rispetto a ciò che egli spera. Che la morte è nulla più di un vento di sabbia. Che vivere è come il suo cammino: senza fine.
L’umano è chi va così, a capo scoperto, nella ricerca mai interrotta di chi è più grande. E il primo venuto è più grande di noi: è una delle cose che dice quest’uomo. È l’unica cosa che cerca di inculcare nelle nostre teste grevi. Il primo venuto è più grande di noi: bisogna scandire ogni parola di questa frase e masticarla, rimasticarla. La verità la si mangia. Vedere l’altro nella sua nobiltà di solitudine, nella bellezza perduta dei suoi giorni. Guardarlo nel movimento del venire, nella fiducia in questa venuta. È quanto si sfianca a dirci, l’uomo che cammina: non guardate me. Guardate il primo venuto e basterà, dovrebbe bastare.
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Pochissimi riescono a tenere il suo passo. Una manciata di uomini e alcune donne. Le donne hanno un vecchio legame coniugale con la fatica e il rifiuto della fatica. Verso la fine, annuncia che “là dove va” nessuno potrà seguirlo e che non si tratta di un abbandono, perché “là dove va” avrà la stessa costante benevolenza per ciascuno. Le società ci prendono in quantità, in blocco, in massa, a cifre. “Là dove va” non potremo andarci diversamente da lui: solo – come a un appuntamento.
Christian Bobin – L’uomo che cammina
bello!