Piccolissimo omaggio un po’ sconclusionato

Si fa spesso un gran parlare di come la Grecia Classica sia il luogo e il tempo da dove tutto è partito; la culla della civiltà, il cui processo culminante ha portato a noi. Se si togliesse l’antica Grecia in effetti rimarrebbe ben poco di quel che eravamo, e quindi anche di quel che siamo. A mio parere è anche possibile una lettura capace di vedere la Grecia antica, e la sua successiva rifioritura in occidente, come punti culminanti della Civiltà con la maiuscola, ai giorni nostri decaduti e decadenti in una forma di inciviltà evoluta.

So bene che stanno parlando proprio tutti della Grecia in questi giorni, ma una cosa così importante non può essere trascurata. Perché è anche dalla Grecia che sta partendo una fase di disfacimento più o meno lunga, più o meno imprevedibile, più o meno inesorabile.

Leggevo tempo fa in un saggio tra mito e realtà di come la mentalità greca abbia sviluppato prima di tutti una sorta di nostalgia per l’Età dell’oro, il Paradiso Terrestre, dal quale l’uomo si è allontanato anche per eccessiva oziosità. E c’è a chi non è mai andata troppo a genio la vita nuova. Penso che abbiamo tutti ben presente qualcosa di simile, e che si è diffuso in gran parte del mediterraneo…quella mentalità levantina un po’ rinunciataria, scanzonata, oziosamente adagiata, malinconica e vagamente in attesa che mi piace parecchio. In quel pochissimo che conosco della musica greca, soprattutto antica e popolare, si ritrovano questi elementi.
Cito da un greco che cura uno dei blog più belli che conosco, a proposito dei penià, i canti malinconici del suo popolo:
“E lo zeimbekiko parla sempre della sofferenza del vivere, le danza attorno, la guarda negli occhi, senza pudore, e la sfida.
Quello che visto dal fuori potrebbe sembrare un semplice lamento, diviene in realtà un vero e proprio esorcizzare il dolore, un sezionarlo, descriverlo senza remore, per poi circondarlo ed isolarlo.”

Affascinato da questi penià, mi viene in mente una curiosa coincidenza letta tempo fa altrove: il termine greco che indica il lavoro, ponos, è lo stesso che in latino indica la fatica e il travaglio, poena. In questi parosissimi da punto Ω, nel pieno di questa “crisi del lavoro”, un nuovo effetto domino sembra quindi partire da un popolo storicamente saggio e tranquillo, peraltro preparato nella musica ad autocommiserarsi in modo particolarmente dignitoso.
Έσω Έτοιμος.

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Una risposta a Piccolissimo omaggio un po’ sconclusionato

  1. messier scrive:

    Bellissimo post. Bellissimo è il genere umano.

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