Fides Intrepida

«Esaminando, poi, più da vicino, l’excursus delle Encicliche pontificie (in tema di sociologia ndP), si può riscontrare in esse la ripetizione costante di una inesattezza scientifica. Ci riferiamo all’impropria contrapposizione tra una presunta “Economia libera” e un’altrettanto presunta “Economia socialista”. Non esiste, in punto tecnico, questa seconda: quella del Socialismo è una ideologia filosofica. [...] sta di fatto che in Economia pura c’è o il Liberismo o la Pianificazione. “Tertium non datur”. All’Economia a programma si può giungere dall’alto (autoritarismo statale) o dalla base (sindacalismo corporativo). In quest’ultimo caso si può parlare, almeno teoricamente, di Economia concordata: ma a tal fine occorrerebbe far rinascere, con nuove forme, l’essenza dei Parlamenti economici e delle Arti che dalla Rivoluzione francese furono aboliti e pour cause.
[...]
Un quasi sconosciuto ma geniale economista norvegese dagli occhi ben aperti, Gundar Myrdal, scrisse il 1934 un libro rivelatore veramente rivoluzionario: L’elemento politico nella formazione delle teoria dell’Economia pura. Qui si va ben oltre Marx; perché neppure questi, abbeverandosene, si era accordo che non pure la “Scuola classica” ma tutta intera la Scienza Economica risponde ad un occulto disegno! Orbene Pio XI, nella Quadragesimo Anno, è stato l’unica autorità mondiale che abbia denunciato le lobby nascoste: le quali, con un’apparente ipocrita contraddizione, pianificano nel mondo l’Economia propagandata come “libera” per meglio asservire gruppi e nazioni. Qui siamo decisamente, e molto più degli scandagli del “socialismo scientifico”, nel cuore dell’inganno moderno e alla testa della piovra, con un linguaggio che lascia impressionati. Il suo saettante monito è di attualissima verità in tempi in cui tutti rischiano di diventare lobby-dipendenti, non escluso chi, in religione, divorzia da “Madonna Povertà”, sposa perfettissima di Francesco.*
Ripetiamolo, affinché si incida meglio e per sempre. La libertà economica è pianificata ed esportata nel mondo per servire al contrario della libertà, ossia al Potere dispotico. Onde le Economie nazionali che osino una pianificazione interna (corporativismo) sono il suo ostacolo da spazzare via.»
Silvano Panunzio – La Conservazione Rivoluzionaria (1993 – Il Cinabro)

Spesso quando si parla “contro” il sistema, di chi si espone, di alcuni rappresentanti della politica italiana o internazionale, e si finisce per toccare temi molto grandi, si rischia di passare per nichilisti. Credo sia una naturale conseguenza dello stato attuale delle cose, e nemmeno casuale, il fatto che una certa forma di nichilismo, specie inconsapevole, sia tanto diffusa. Viene detto che nichilista è anche colui che spesso si rifiuta di agire o di reagire in forme esteriori, convenzionali o meno.
Prima di passare alla necessaria azione però, qualsiasi forma possa prendere, bisogna cercare di risalire alle idee pure, autentiche sorgenti, cercare di capire, prima di tutto. Districare, altrimenti ci si agita. Un lavoro che può proseguire in modo indefinito; ma la battaglia, in primis, è intellettuale.

Ad inizio post sono stati citati alcuni frammenti di un libro scritto nel 1993, quando complottisti ed internet erano di là da venire. Dal quadro necessariamente parziale di quelle poche parole mi sembra comunque possibile scorgere problemi e soluzioni ben più ampi di quelli contro cui generalmente ci riversiamo. Il libro, scritto da un grande autore della Tradizione scomparso un anno fa quasi esatto (10 giugno 2010), si apriva con una lettera introduttiva in cui poco prima della conclusione si può leggere:
“L’uomo e la terra vanno incontro a una crisi economica, e di conseguenza morale, di fronte a cui quella del 1929 in America fu solo un film. Sergio Panunzio (il padre dell’autore, al cui pensiero alcuni capitoli del libro sono dedicati ndP) direbbe che si è accecati nel non vederlo e nel non sentirlo. E il rimedio non è più nella ricetta nazionale, ci vuole ben altra medicina. Il Rimedio è nell’alleanza tra vera socialità e vero cristianesimo: questo è il primum, le strutture da elaborare vengono dopo.”

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Scelte simboliche

“L’acqua non è un bene comune, l’acqua è un bene di Dio. [...]
Le infrastrutture che la governano, per garanzia, sono di proprietà pubblica. Poi però subentra la questione della gestione. Come faccio a far perdere meno acqua? Che si depuri bene? Che si facciano investimenti sensati? Devo chiamare uno che è capace di fare quel lavoro lì”.

Parole del ministro dell sviluppo economico del secondo governo Prodi, Pier Luigi Bersani, anno 2008. All’epoca la linea sembrava più a favore delle “liberalizzazioni”, quelle cose in grado di far ripartire l’Italia (qualcuno ha mai sentito parlare del panfilo Britannia?).
Un anno prima, in un incontro con il ministro dell’energia americano Bodman, il Nostro tranquillizzava l’interlocutore, in quanto “il referendum del 1987 ha soltanto sospeso e non chiuso i piani nucleari dell’Italia“, prima di siglare un accordo chiamato Global nuclear energy partnership, in grado di “giocare un ruolo importante nel modificare l’atteggiamento italiano nei confronti dell’energia nucleare“.

Inoltre pare che per 8 voti dello schieramento del centrosinistra le votazioni referendiarie non siano capitate nello stesso giorno delle elezioni amministrative. 8 parlamentari assenti. Tra questi anche Piero Rodolfo, sindaco di Gran Torino.
Ecco alcuni succinti motivi per cui quando andrò a votare domenica mi sentirò di nuovo preso per il culo.
Vabbé che c’è sempre il legittimo impedimento da fermare. Il valore giuridico del voto però, leggevo martedì da Luca Ricolfi, è nullo, perché di fatto la Corte Costituzionale “ha già bocciato la norma che si vuole abrogare. La scelta è quindi solo simbolica: un sì o un no a Berlusconi.” Il carro vincente.

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Dovrebbe bastare

Cammina. Senza sosta cammina. Va qui e poi là. Trascorre la propria vita su circa sessanta chilometri di lunghezza e trenta di larghezza. E cammina. Senza sosta. Si direbbe che il riposo gli è vietato.

Quello che si sa di lui lo si deve a un libro. Se avessimo orecchio un po’ più fine, potremmo fare a meno di quel libro e ricevere notizie di lui ascoltando il canto dei granelli di sabbia, sollevati dai suoi piedi nudi. Nulla si riprende dal suo passaggio e il suo passaggio non conosce fine.

[...]

Se ne va a capo scoperto. La morte, il vento, l’ingiuria: tutto riceve in faccia, senza mai rallentare il passo. Si direbbe che ciò che lo tormenta è nulla rispetto a ciò che egli spera. Che la morte è nulla più di un vento di sabbia. Che vivere è come il suo cammino: senza fine.

L’umano è chi va così, a capo scoperto, nella ricerca mai interrotta di chi è più grande. E il primo venuto è più grande di noi: è una delle cose che dice quest’uomo. È l’unica cosa che cerca di inculcare nelle nostre teste grevi. Il primo venuto è più grande di noi: bisogna scandire ogni parola di questa frase e masticarla, rimasticarla. La verità la si mangia. Vedere l’altro nella sua nobiltà di solitudine, nella bellezza perduta dei suoi giorni. Guardarlo nel movimento del venire, nella fiducia in questa venuta. È quanto si sfianca a dirci, l’uomo che cammina: non guardate me. Guardate il primo venuto e basterà, dovrebbe bastare.

[...]

Pochissimi riescono a tenere il suo passo. Una manciata di uomini e alcune donne. Le donne hanno un vecchio legame coniugale con la fatica e il rifiuto della fatica. Verso la fine, annuncia che “là dove va” nessuno potrà seguirlo e che non si tratta di un abbandono, perché “là dove va” avrà la stessa costante benevolenza per ciascuno. Le società ci prendono in quantità, in blocco, in massa, a cifre. “Là dove va” non potremo andarci diversamente da lui: solo – come a un appuntamento.

Christian Bobin – L’uomo che cammina

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Momenti Salienti #2

Il post richiama una fortunata rubrica dell’amico Ale “Kaos”, ma non è dato sapere se anche da queste parti proseguirà così a lungo.

  1. Il Vecchio Rob è partito per il Cammino di San Giacomo. Sarà probabilmente a Santiago a fine mese. Dalla distanza lo supportiamo ed ispiriamo, facendogli notare che il giorno della sua partenza, il 3 maggio, coincideva ad insaputa di tutti con il giorno di San Giacomo.
  2. Dopo aver subito critiche anche dall’arbitro del torneo del Cus, che rimpiangeva le migliori annate, ho deciso di andare a correre circa due volte a settimana. Non ci sto ancora credendo. (Oggi dovrei ripetermi per non apparire chiaccherone)
  3. Prosegue un fottuto male alla spalla-scapola destra misteriosamente nato ad ottobre 2009, in concomitanza con l’ingresso nel mondo del lavoro, nonostante l’intervento di alcuni esperti che verranno presto ricontattati. Lavorare al pc nuoce alla salute.
  4. A furia di strafalcioni come questo, tantissime agenzie di stampa hanno deciso di omettere del tutto il primo nome, che creava confusione. Fail.
    A proposito, hanno fatto saltare fuori il certificato di nascita di Obama. Alla domanda “sei eleggibile?” Mr. President ha risposto “sono nato alle Hawaii”. Curioso. Inoltre, proprio in questi giorni, per il 17 maggio, si attendeva in america l’uscita di un libro sulla questione, che con le sole prenotazioni è stato in queste settimane al top delle vendite dei bestsellers.
  5. Thor (primo film in 3d che vedo) e La fine è il mio inizio segnano un punto talmente basso che d’ora in poi si può solo risalire. Promemoria: rivedere le proprie priorità quando si entra in sala.
  6. Beccato? “L’alienooo”.
  7. Mi viene in mente l’epilogo di un interessante libro letto qualche mese fa. L’autore è un arguto francese, e per tutto il libro parla di arguzia sinistra. Ad una decina di pagine dalla fine scrive: “È un atteggiamento psicologico comune a chiunque ami veramente pensare di non amare ancora a sufficienza”.
  8. Da un commento letto in giro: “…meno si parla di Dio, più si parla con Lui.”
  9. Chi ci capisce è bravo.
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Paolo Barnard #2 pt. 2

Si riprende dall’ultima riga del post.
Fino a quel giorno-non-giorno, poco o nulla è dato comprendere.
Nel frattempo, Barnard si eclissa di nuovo, e forse definitivamente. Ma fino all’ultimo gira il dito nella nostra piaga. Nostra nel senso di mia che faccio finta di scrivere e tua che forse leggi.
L’aveva già detto pochi giorni fa.. Questi tre ultimi link, che pregherei di leggere, meritano discernimento, sono molto significativi. Forse un riassunto emblematico del suo lavoro di anni, e in qualche modo del risultato. Cioè chi fa queste cose i risultati non li vede, altri forse li raccolgono, o forse nemmeno, non qui.
Beati gli affamati e assetati di giustizia. Poveri noi quando non lo siamo.

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Il giorno dopo il sabato

«Così come la sua esistenza, la sua agonia e morte, la risurrezione del Cristo aveva avuto luogo nella storia, “al tempo di Ponzio Pilato”. La risurrezione era un avvenimento irreversibile, non si ripeteva annualmente come, per esempio, la risurrezione di Adone. Non era un simbolo della santità della vita cosmica, come nel caso degli dèi cosiddetti della vegetazione; né uno scenario iniziatico, come nei Misteri [...]. La risurrezione di Gesù proclamava che l’éschaton era cominciato [...]. Non si può accedere a un modo d’essere superiore, non si può partecipare a una nuova irruzione della santità nel mondo o nella storia se non “morendo” all’esistenza profana, non illuminata, e rinascendo a vita nuova, rigenerata [...]. La rigenerazione spirituale che prima veniva cercata nelle iniziazioni ai Misteri venne ormai ottenuta mediante i sacramenti cristiani.»
(Mircea Eliade – La nascita mistica)

Eugene Burnand - Il mattino della resurrezione

Tantissime cose non possono essere capite, comprese, conosciute e vissute. Si può scavare o leggere, viaggiare o cercare, chiedere e bussare quanto si vuole, ma per fortuna si rimane sempre a metà strada sulla strada infinita.

Chissà cosa pensavano i due discepoli nel momento in cui vengono ritratti. Dal quadro di Burnand sembrano entrambi sbigottiti e increduli.
“Non avevano infatti ancora compreso…”:
il principe degli apostoli (vestiti scuri) e il discepolo prediletto (bianco-giovane-candido) con molta probabilità non ci stavano capendo molto, dopo tre anni di sequela in prima fila.
Quindi viene da dirsi che non è questione di dottrina, di valori, di scuola, di esegesi, di pratica, di studio, di dialogo o di chissà quale sforzo… Si parte da un fatto semplicemente avvenuto.

Buona Pasqua.

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Ben mood

Questa anticipa l’album che esce a breve, potrebbe meritarsi altro credito il buon Ben.

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Paolo Barnard #2

Il vecchio Barnard, tornato a scrivere con assiduità di recente, è sempre più incazzato. A volte tendente alla disperazione, altre volte remissivo, sempre senza mezzi termini, i suoi lunghissimi articoli sono un concentrato di opinioni spesso scomode e difficilmente smentibili. Un uomo che si è detto di sinistra, ma che si scaglia contro la sinistra odierna, l’euroatlantismo, quello che lui chiama il vero potere (un esempio tra tantissimi), la ditta dell’indignazione neoliberista di Travaglio e soci (1 e 2 i più recenti) e l’immobilismo intellettuale che ne deriva.
Di solito argomenti del genere vengono ghettizzati, difficili da discutere faccia a faccia con amici, e quindi fatti scadere al marasma del complottismo internettiano che spesso ci pensa da solo a mettersi in ridicolo e a fare in modo che nessuno parli di alcune cose perché comunque esiste ancora un po’ di amor proprio. Mentre abbiamo bisogno di consolazioni, di opinioni comprovate, di ridere alle battute di Benigni; per cui spesso è meglio sentirsi coccolati in un’indignazione di piazza, che fermarsi un momento a riflettere perché qualcosa sembra fuori posto, e il problema infinitamente più grande di ciò contro cui di solito noi miopi ci scagliamo.
Esistono da qualche parte uomini liberi, non per questo esenti da errori, che tentano di parlare ad altri uomini liberi.

C’è una citazione che Barnard riporta spesso, apre il suo libro più conosciuto, e si trova qua e là in altri suoi articoli, è presa dai Promessi Sposi, rimane tenue fonte di speranza:

“…in quanto a voi, sentite bene quel ch’io vi prometto. Verrà un giorno…”

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Cyberpunk state of mind

16 aprile – Artificial Kid live @ Torino

“Voglio ricordare che all’epoca la situazione era molto caotica
adesso non abbiamo i problemi che avevamo allora
abbiamo fatto tutti quello che dovevamo
e in quelle circostanze abbiamo fatto il meglio che potevamo”

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La bussola

Una sorta di pessimismo probabilmente di matrice ellenico-indù vede questa vita sostanzialmente come espiazione. Forse una punizione, spesso sofferta con la testa alta in ricordo malinconico della patria perduta.  Altrove si apprende di questa esistenza come missione, scelta con una certa consapevolezza, nonostante le difficoltà e asperità che comporta. Per cui il nostro cuore è teatro di una grande battaglia, in una lotta che conduce a piccoli passi verso l’Elezione. In entrambe le visioni sembriamo chiamati a grandi cose, ma meglio la seconda della prima, mi dico.
Si può forse mediare tra le due: togliere un po’ di pathos da entrambe e aggiungervi un po’ di incanto. E pensare ogni tanto che da stranieri in terra straniera conduciamo un viaggio. Di ritorno, verso le Stelle.

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